Á fellr austan
of eitrdala
söxum ok sverðum,
Slíðr heitir sú.
Stóð fyr norðan
á Niðavöllum
salr ór golli
Sindra ættar,
en annarr stóð
á Ókólni,
bjórsalr jötuns,
en sá Brimir heitir.*
Primo fu Höor a bere dal calice. Il sangue dell'ultimo agnello scivolò nella sua gola arsa dalla sete. Il gusto, aspro e denso, quasi pastoso, lo fece rinvigorire dal freddo. Mantenne per un attimo la fredda coppa nelle sue mani, osservandone lo scuro contenuto. Il signore prese quindi dalle sue mani la coppa e la passò al secondo. Bhalr, il più giovane dei nove, l'afferrò con le grosse mani segnate dalle ustioni del fuoco. Avvicinò la coppa alle sue labbra, senza riuscire a mantenere il tremito, e assaporò il suo contenuto. Il signore riprese quindi a sé la coppa e la passò al terzo. Herran, lo schiavo fuggito dai nemici, che si era unito a loro per ultimo. Bevve del sangue, con le sue labbra strappate da vecchi anelli arrugginiti. Ridiede la coppa al signore, e venne il momento di Drhool. Il grosso guerriero senza un braccio afferrò la coppa brunita, stringendola nell'enorme mano sinistra. Bevve da essa più del dovuto e la riconsegnò al signore, asciugandosi le ultime gocce rimaste sulle sue labbra con il dorso della mano. Poi fu il momento di Nhaar e del fratello di sangue Onhr. E di Glòi, il guerriero cieco da un occhio, e di Rthor, il più anziano di tutti. Infine la coppa arrivò nella mani di Urmth, il quale bevve metà del suo contenuto, per riconsegnarla quindi al suo signore.
La mantenne davanti a sé con entrambe le mani, e ne osservò ancora una volta la foggia. Una bassa coppa brunita, adornata nel bordo da sei gemme di un blu intenso. Le stelle della sera rilucevano lungo i bordi e sulle piccole ammaccature della superficie, nei graffi del tempo e dell'uso. Poi il signore la portò alla sua bocca, e bevve il sangue rimasto in un solo sorso. La poggiò quindi davanti a sé, mentre lentamente il mare iniziò a farsi irrequieto.
«Il tempo è finito... Hel è pronta ora ad accoglierci...» sussurrò con voce bassa il signore.
Non c'era traccia di paura in lui, solamente rassegnazione. Dopo due settimane di deriva in quei mari sconosciuti, senza cibo e senza acqua, senza alcuna terra verso cui fare rotta, alla fine erano giunti a quel momento. Non ne avevano discusso, nessuno aveva deciso che il giorno era quello, ma tutti sapevano che quella sera si sarebbero seduti e avrebbero bevuto dall'ultima coppa. E così avevano fatto.
Il mare prese a ribollire attorno al drakkar. I dieci rimasero fermi ai loro posti. Non avevano più armi, se non quella daga, e non avevano più forze, se non quelle di morire. Sebbene negli occhi dei dieci ancora non si fosse spento il furore della battaglia.
Le acque davanti al drakkar si aprirono lentamente e con gran fragore in una gigantesca voragine, e come un fiume il mare vi si riversò dentro sempre più velocemente. Il drakkar venne anch'esso spinto lungo la voragine, e con sempre maggiore rapidità iniziò a inclinarsi su un fianco. Alcuni dei vichinghi afferrarono i bordi dell'imbarcazione, solamente per non cadere soli in quel mare tumultuoso. Schizzi e ondate d'acqua li colpirono con violenza, poi tutto iniziò a farsi confuso. Il drakkar doveva essere oramai nel pieno della voragine, e con forza scivolava al suo interno. Ma sembrava quasi navigare le pareti della voragine, come se stesse scendendo da una cascata, la cascata più grande del mondo.
«Scroscia un fiume da oriente...» proferì l'anziano Rthor, e tutti lo poterono sentire, nonostante il rumore incessante del mare e delle onde.
Poi il lucore delle stelle e della luna scomparvero da sopra di loro, e capirono che erano stati inghiottiti dal mare, e che non avrebbero mai potuto fare ritorno alla loro patria.
Sentirono per lunghi momenti un freddo intenso, l'acqua bagnarli completamente, ma mai mancare il respiro. Non potevano vedere se gli altri erano ancora con loro, ma tutti sentivano la presenza dei nove fratelli, e del drakkar in cui ancora si trovavano.
Poi ci fu un rumore secco, e capirono che l'imbarcazione doveva avere toccato contro qualcosa, forse il fondo del mare. Ma fu un attimo, poiché dall'urto furono sbalzati fuori dal drakkar, e si ritrovarono a terra. Attorno a loro, non c'era il mare, ma solamente un lungo paesaggio scuro e tetro.
Continua...
* Visione degli inferi
Scroscia un fiume da oriente
per valli di gelido veleno,
con daghe e con spade,
Slíðr è chiamato.
Sta verso nord
nelle Niðavellir
la corte d'oro
della stirpe di Sindri;
ma una seconda si trova
in Ókólnir
sala da birra del gigante
che è chiamato Brimir.
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